Banchi nuovi

Close up,
Ultima arte italiana,
Galleria Banchi Nuovi, Roma marzo 2002
a cura di Ludovico Pratesi e Costantino D’orazio

“Close up” nasce da un’idea che abbiamo elaborato sulla base di Marco De Luca, Adriano Nardi, Marco Raparelli e Luca Suelzu. Sono quattro visioni diverse della realtà contemporanea, concettualmente lontane tra di loro, ma realizzate secondo una metodologia simile, che assimila l’occhio di questi quattro artisti all’obbiettivo di una telecamera. Una telecamera appunto non una cinepresa. Lo strumento che i reporter utilizzano per raccontare la realtà e restituirne l’atmosfera attraverso la cronaca di momenti significativi e la raccolta di immagini forti. Il distacco dalla realtà che appare in questi racconti in pittura è la cifra della nuova generazione di nuovi artisti italiani, che si sono fortemente allontanati dalla “partecipazione” che sosteneva il lavoro degli artisti del passato, raccontando ma senza elaborare un giudizio e senza chiedere all’osservatore di parteciparvi. I dipinti
in close up son finestre sulla realtà dai vetri chiusi, che il pubblico può aprire o ammirare in superficie. È il gioco dell’arte contemporanea, che in questi quattro artisti si ammanta di una notevole suggestione, grazie al fascino di una pittura attenta ai dettagli dell’immagine.
Luca Suelzu presenta quattro opere che sono il risultato di un veloce e improvvisato reportage fotografico realizzato a Gorizia, sua dimora, e a Trieste. La sua tecnica pittorica estremamente precisa rivela tutti i dettagli della strada, dei palazzi e delle automobili che incontra, rubati attraverso l’obiettivo fotografico. Potremmo definire il suo lavoro “iperrealista”, se il nostro occhio non cadesse su alcuni particolari di paesaggio urbano deliberatamente abbozzati : questi elementi riportano la sua immagine estremamente dettagliata all’interno della cornice evocativa della pittura. De Luca, Nardi, Raparelli e Suelzu infatti non descrivono ma suggeriscono una possibile interpretazione della realtà contemporanea, affidata al mezzo tradizionale della pittura ma elaborata con lo stile cinematografico e televisivo al quale la loro generazione ha educato i propri occhi.

Ludovico Pratesi e Costantino D’orazio.