Cormons

Appunti di un viaggio tra le opere di Luca Suelzu.
Lorenzo Michelli
gennaio 2008

Si tratta di pittura! Una scommessa difficile al giorno d’oggi. Luca Suelzu dipinge e per farlo parte da una scelta. Seleziona i diversi soggetti e poi li interpreta con la sua precisa e sapiente tecnica pittorica. Se ad una prima lettura i protagonisti dei suoi lavori appaiono legati alla quotidianità – di norma lontana dall’estetica purtroppo – questi poi si manifestano come soggetti eloquenti che comunicano l’attrazione – ma non solo – dell’artista per il design, la cultura visiva e la progettazione in genere.
Dall’analisi alla traduzione del particolare; questo è il metodo dell’artista che costruisce, quadro dopo quadro, il suo immaginario, con uno stile inconfondibile, severo e silenzioso. La precisione del tratto ci suggerisce una tempistica di lavorazione quanto mai lenta e meticolosa. Contrariamente alla grande fretta dei tempi di lavoro attuali, Suelzu si impegna in una sfida quotidiana con i pennelli segnando le tele con interventi discreti; uno dopo l’altro essi vanno a formare il quadro che necessita di tempi lunghi. Dai particolari architettonici a quelli urbanistici, dagli interni agli oggetti d’uso comune quali un casco o manubrio per i pesi, l’artista ci dice anche che dietro ogni costruzione umana c’è il pensiero, la fase ideativa. L’artificiale è dunque una dimensione naturale a cui fare riferimento e Suelzu ci aiuta a coglierne gli aspetti segreti tra cui anche la bellezza che significa soprattutto rispetto per il “fare bello e bene”, dal grande al piccolo, dal dettaglio al generale.
La sua pittura appare legata al filone iperrealista; l’artista parte dalla foto per giungere al lavoro finito; già questa scelta conferma una volta di più il potere ambiguo dello strumento fotografico che tutto è tranne che documento di realtà; esso traduce su carta – oggi sempre più in digitale – un mondo fatto di complessità e movimento, in trasformazione. La fissità di questa pittura determina un effetto suspance di durata infinita e queste finestre di irrealtà narrano anche di grandi vuoti: delle cose, dell’esistenza, dell’anima. Tutto il lavoro di Suelzu sembra dunque nascondersi in un’ambigua condizione di incertezza rispetto la rappresentazione, la temperatura emotiva, il messaggio che l’artista vuole evocare; questo senso di generale indeterminatezza, dal sapore vagamente nichilista fà si che le sue opere siano alla fine volutamente ambigue ed inquietanti, stravaganti e stranianti, allo stesso tempo leggere ma dense.