Il Piccolo 8/1/2012 – Diego Kuzmin

Nella evoluzione artistica che un pittore affronta, è tipica l’indagine tra diversi campi di raffigurazione, per pervenire poi, nel tempo, alla individuazione di quel linguaggio che infine connoterà l’operato stilistico della maturità. Per Luca Suelzu, questo è l’iper ralismo (nel senso che la raffigurazione appare più reale del vero), rinvenuto lungo una strada che non ha tralasciato panorami urbani, su echi di un percorso magistralmente tracciato da Edward Hopper(1882-1967) il quale a cavallo tra gli anni 50 e 60, fu capace di individuare le linee generali di quella che, poco dopo, sarebbe diventata la Pop Art. tra le sperimentazioni giovanili di Suelzu, questa immagine de “L’apparizione a Barbana” , dipinta per il concorso ideato nel 1967 dal critico d’arte Sergio Molesi (1936-2011) per la celebrazione del secondo Anno Mariano del 1988, con la collaborazione della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Artistici che ha prestato le sale di Palazzo Economo in piazza Libertà a Trieste, per la mostra “Omaggio a Maria” , poi reiterata all’Abbazia di Sesto al Reghena e a Villa Manin di Passariano. Al concorso, che col patrocinio della rRegione prevedeva la premiazione di quattro opere poi acquistate per essere collocate in altrettante chiese, parteciparono 126 artisti delle quattro province regionali, dei quali la giuria costituita dal Comitato “ La madonna nella storia, nella cultura e nell’arte del Friuli Venezia Giulia” presieduto dal Vescovo di Trieste Mons. Lorenzo Bellomi, ne ammise solo 57, tenendo in conto, oltre che le autonome scelte culturali, linguistiche e tecniche degli artisti, pure la collocabilità dell’opera in ambiente sacro. Il dipinto di Luca Suelzu, da Maria Masau Dan all’epoca succintamente definito come << un’immagine originale e suggestiva, elaborata e composta partendo da una rilettura junghiana della famosa leggenda>> e dal Molesi quale <>, mostra una figura femminile, scalza e ignuda, col drappeggio di un velo trasparente dalle pieghe metalliche alla Cosmè Tura, che non cela i seni, coi capelli biondi e corti, e priva dell’aureola santificante. Nella destra un bastone a croce che ricorda quello di Battista, la sinistra coll’indice ritto sulle labbra, nel segno del silenzio e del mistero di un panorama immobile e vetrificato, dal quale emergono canne e rami senza foglie e sullo sfondo, l’accenno dell’isola di Grado, case e casoni. Rispetto le quattro opere vincenti (Celiberti, De Santi, Giannelli e Martinis), la Madonna di Barbana non sfigurava affatto. Troppo nuda però, inevitabilmente non poteva finire in una chiesa e fu così inserita tra le 12 segnalate, con un risultato comunque lusinghiero per un pittore appena 24enne allora. Le opere odierne di Suelzu, dipinti ad olio su tela di magistrale perfezione iperrealista, dall’aspettoquasi di fotografie rifinite a photoshop, mostrano oggetti quotidiani, plastici e di plastica, lucidi e levigati, in grande competizione tra realtà e pittura, diversamente da quanto afferma Alice Ginaldi nella recensione della bella mostra che, fino al 31 gennaio, è visitabile al Poslovnj center Hit paviljon di Nova Gorica, sulla Delpinova, di fronte al cresciuto grattacielo dell’Eda center.