Paviljon – 15/12/11

Galleria d’arte PAVILJON, 15/12/11
Nova Gorica (Slovenia), Centro direzionale Hit
a cura di Bojan Bole, presentazione di Alice Ginaldi

La superficie è incredibilmente liscia. La pennellata è invisibile, la costruzione è chirurgica e secca. L’aria è immobile, anzi assente come se fosse stata risucchiata via, lasciando posto ad un vuoto siderale. Ci troviamo di fronte ad un’iperrealtà che, a ben guardare, ha poco a che fare con la realtà fenomenica. Cassirer, e poi Panofsky, definirono maestosamente il concetto di “forma simbolica” illuminandoci su come ogni epoca fosse inconsapevolmente costretta ad un tipo di visione intrinseca al periodo culturale ad essa contemporaneo. Come la prospettiva rinascimentale fu la forma simbolica del Cinquecento, così oggi i nuovi media ci veicolano un nuovo tipo di percezione del mondo. I dipinti di Suelzu sono esattamente così come photoshop, la pubblicità e i canoni televisivi ci vogliono: patinati, lucidi, privi di imperfezioni, ipertrofici, superficiali. Palloncini, festoni, salvagenti, piscine di gomma e animali gonfiabili ma anche sedie di plastica, caschi, pesi da bodybuilding. Oggetti emananti una forte carica retorica: sono accattivanti, spensierati, seducenti ma anche inquietanti quanto stranianti. Circondati da un’atmosfera inesistente, galleggiano sulla superficie del quadro proiettando la propria ombra come garanzia della loro paradossale presenza. Ma attenzione: non si tratta di esaltazione dell’oggetto di consumo appartenente al cosiddetto settore terziario avanzato. Non è nemmeno competizione tra realtà e pittura. E neppure siamo di fronte ad un mero pretesto virtuosistico. La pittura di Luca Suelzu è innanzitutto veicolo di senso. Il significato dell’atto del dipingere, per lui ancora di salvezza, è avvalorato dalla scelta dei suoi soggetti appartenenti alla sfera del benessere, della salute, come della gioia effimera da festa di compleanno che, per questa volta, sembra essere eterna e inscalfibile. (Alice Ginaldi)